Strumenti personali
Tu sei qui: Portale Camillo e la dislessia. La fatica e la gioia di chi l'ha superata

Camillo e la dislessia. La fatica e la gioia di chi l'ha superata

Press-In anno III / n. 1349
L'Eco di Bergamo del 12-05-2011
 

Camillo e la dislessia. La fatica e la gioia di chi l'ha superata
 

BERGAMO. «Anni fa la dislessia non era riconosciuta: veniva semplicemente scambiata per stupidità». Inizia così il racconto Camillo Pezzoli, 70 anni, presidente del Circolo culturale Baradello e del gruppo Era del Novecento di Rovetta.
La sua testimonianza è emersa durante l'incontro «La dislessia e i disturbi dell'apprendimento» svoltosi a Clusone. «Ho deciso di partecipare – racconta Pezzoli – perché per anni ho convissuto con questo problema senza potergli dare un nome. È positivo scorgere oggi una maggiore sensibilità sull'argomento».
Camillo Pezzoli, che abita a Rovetta, ha colto di sorpresa tutta la sala. Nato nel 1941, solo in quarta elementare si è accorto di far fatica a leggere: «Non vedevo lettere e parole, ma soltanto segni senza senso – racconta –. Riuscivo a capire qualcosa solo dopo molto sforzo, ma davanti alla classe mi bloccavo. Quando il maestro faceva leggere ad alta voce, io per la vergogna fingevo ogni volta di aver perso il segno».
Il suo punto di forza è sempre stato invece l'eccellente capacità di memorizzare: «Mia mamma mi aveva abituato a ripetere a memoria il catechismo, così usavo lo stesso espediente anche a scuola. Stavo attentissimo in classe e riuscivo a ricordare le cose anche dopo una sola lettura. Era solitamente mio nonno a leggere per me».
La carriera scolastica per Camillo Pezzoli non è stata facile, soprattutto in un periodo in cui nulla si sapeva a proposito delle disfunzioni dell'apprendimento: in quinta elementare è stato bocciato e ha dovuto ripetere l'anno.
«I maestri dicevano che ero lazzarone e non mi impegnavo, mia mamma mi considerava un asino: è stata davvero una grande umiliazione».
Dopo le elementari, l'avviamento commerciale: anche qui tre anni di paura, timidezza e frustrazione, perché «una persona che non sa leggere – sottolinea – è tagliata fuori da tutto».
Nonostante tutte le difficoltà Camillo Pezzoli non ha abbandonato gli studi, proseguendo anzi con le scuole serali per prendere prima il diploma professionale e poi la maturità. «Infine – spiega ancora – sentendo la mancanza di un po' di cultura umanistica, mi sono anche iscritto alla facoltà di Sociologia all'Università di Urbino. Facevo una fatica enorme a leggere i libri per preparare gli esami, ma per fortuna memorizzavo subito i concetti: è stato questo che mi ha permesso di laurearmi, nonostante la dislessia».
Nelle parole di Camillo Pezzoli si legge la difficoltà di convivere con un disturbo al quale solo da pochi anni si sta iniziando a prestare attenzione, a partire dalle scuole: «Questo problema fa soffrire costantemente, è un dramma che si ripropone ogni giorno. È confortante vedere come oggi ci sia più attenzione su un tema così delicato».

di Erica Balduzzi


 

Azioni sul documento